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mercoledì 20 marzo 2013

Come aumentare rapidamente i follower, i like e i +1 del vostro sito: il social pagamento!

Like (di Adam Fagen - Flickr)
Articolo originale: How to Accept Social Payments on your Website

Avete collegato il vostro sito ad un account Twitter, ad una pagina Facebook e/o ad una pagina Google+ e volete aumentare rapidamente il numero di follower, di like e di +1? Semplicissimo basta usare il social pagamento!

In che consiste? Invece di fare pagare il vostro contenuto con del denaro, fatelo pagare con un click su i vari gadget. Il semplice codice javascript proposto nel post e qui replicato intercetta i click ai vari social gadget e aggiunge al link l'indirizzo di un pdf da fare scaricare all'utente (o il link ad un'altra pagina). Eccovi il codice, con l'avvertenza che basta guardare nel sorgente della pagina web per risalire al link e bypassare il tutto, ma considerando che non c'è denaro difficilmente qualcuno lo farà...


<html xmlns:fb="http://ogp.me/ns/fb#">
    <head>
        <title>Pay with a Tweet, Facebook Like or Google +1</title>
        /*  Original Social Payments by Digital Inspiration (2013) */
        /*  You are free to use, modify or republish this code  */
        /*  Tradotto da Cut 'n' Post!  */
    </head>
    <body>
    <div id="fb-root"></div>
    <script type="text/javascript">

        function labnol() {
          // Il file da fare scaricare all'utente dopo il click sul gadget
          var url = "http://www.labnol.org/";  
          url = "<a href='" + url + "'>Click here</a> to download the file.";
          document.getElementById("restricted").innerHTML = url;
        }

        window.fbAsyncInit = function() {
          FB.init({ status : true, cookie : true, xfbml  : true });
          FB.Event.subscribe('edge.create', function(response) { labnol(); });
        };

        (function(d, s, id) {
          var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0];
          if (d.getElementById(id)) return;
          js = d.createElement(s); js.id = id;
          js.src = "//connect.facebook.net/en_US/all.js";
          fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);
        }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));

        window.twttr = (function (d,s,id) {
          var t, js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0];
          if (d.getElementById(id)) return; js=d.createElement(s); js.id=id;
          js.src="//platform.twitter.com/widgets.js"; 
          fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);
          return window.twttr || (t = { _e: [], ready: function(f){ t._e.push(f) } });
        }(document, "script", "twitter-wjs"));

        twttr.ready(function (twttr) {
          twttr.events.bind('tweet', function(event) {
            labnol();
          });
        });

        (function() {
          var po = document.createElement('script'); 
          po.type = 'text/javascript'; po.async = true;
          po.src = 'https://apis.google.com/js/plusone.js';
          var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; 
          s.parentNode.insertBefore(po, s);
        })();
    </script>

     <div id="restricted">

      // Add the default text of the tweet and your Twitter handle    
      <a href="https://twitter.com/share"                                       
          data-text="Digital Inspiration is my favorite how-to blog http://labnol.org" 
          data-via="labnol" class="twitter-share-button" data-lang="en"></a>

      // The URL of the page that visitor need to +1 on Google Plus
      <g:plusone size="medium" callback="labnol"
          href="http://www.labnol.org/"></g:plusone>

      // The full URL of your Facebook Page goes here
      <fb:like href="http://www.facebook.com/digital.inspiration" send="false" 
          layout="button_count" width="220" show_faces="false"></fb:like>

     </div>
    </body>
  </html>

martedì 19 marzo 2013

Le startup e il problema dell'uovo e della gallina

"OK cara, lo ammetto, ci siamo fatti un po' prendere
 la mano con questa storia del Viagra..." (di ecatoncheires - Flicker)
Articolo originale: Strategy Letter II: Chicken and Egg Problems

Nel precedente post sul perché i siti di dating non sono buone startup si è fatto riferimento al problema dell'uovo e della gallina. Tutti conoscono la famosa domanda "è nato prima l'uovo o la gallina?" diventata ormai icona delle domande senza risposta, ma più interessante è capire cosa significhi riferendosi alla realtà di una startup. Nel post segnalato Joel Spolsky ci spiega in cosa consiste e fornisce alcuni consigli su come individuarlo e combatterlo. Spolsky è un ingegnere informatico che è stato capo progetto alla Microsoft di Excel, oggi ha fondato una sua azienda e il noto sito web per programmatori Stack Overflow ed è anche un blogger molto conosciuto e nel suo blog fornisce consigli sullo sviluppo del software. Traduco liberamente il post in questione.

L'idea di una pubblicità è mentire senza essere scoperti. La maggior parte delle compagnie, quando eseguono una campagna pubblicitaria, semplicemente prendono la più sfortunata verità sulla propria impresa, la capovolgono ("la bugia") e la propongono come punto di forza. Chiamiamola "dimostrazione per ripetuta asserzione". Per esempio, i sedili in aereo sono scomodi e stretti e gli impiegati sono scortesi, anzi l'intero sistema aereo commerciale è progettato come una tortura. Per questo motivo tutte le pubblicità delle linee aeree vertono su quanto confortevole sia viaggiare con loro e su quanto sarete coccolati. Quando la British Airways mostrò una pubblicità con un uomo d'affari in viaggio che sognava di essere un neonato in una culla, capì che ogni senso di ragionevolezza era perduto. [Per rimanere ad una realtà più comprensibile al pubblico italiano pensate a quella pubblicità dove viene decantato il famoso tonno dalle pinne gialle dei mari del nord (notoriamente di qualità inferiore a quello pescato nel Mediterraneo) e alla sua caratteristica di "spezzarsi con un grissino" (quando il buon tonno dovrebbe essere invece sodo come una bistecca!) o alla pubblicità del cioccolato che contiene "più latte e meno cacao" ndNicola]

Avete bisogno di un altro esempio? L'industria cartiera sta completamente devastando le nostre foreste nazionali, tagliando senza pietà antiche foreste che nemmeno possiedono. Così la loro pubblicità mostra ovviamente vecchie foreste di pino e ci informa di quanto tengano conto del rispetto dell'ambiente. Le sigarette causano la morte, quindi le loro pubblicità mostrano la vita e personaggi immersi nella natura. E così via.

Quando il primo Macintosh fu venduto, non c'era software disponibile. Così Apple creò un gigantesco e patinatissimo catalogo di software etichettato come "disponibile". Metà del catalogo riportava in piccolo la dicitura "in sviluppo", l'altra metà non sarebbe mai stata creata ne allora ne mai. Ma anche possedendo uno spesso e patinato catalogo con un software per pagina, restava il fatto che non potevate comprare un programma di scrittura o un foglio elettronico da fare girare nei 128KB del Macintosh. Esistevano cataloghi software di questo tipo anche per NeXT e BeOS. (Attenzione fan di NeXT e BeOS: non ho bisogno che mi scriviate per dirmi quanto è bello il vostro sistema operativo, OK? Scrivete un vostro articolo). Insomma l'unica cosa che ti dice un catalogo del software è che non c'è software disponibile per la tua piattaforma. Quando vedete una cosa del genere scappate nella direzione opposta.

Amiga, Atari ST, Gem, IBM TopView, NeXT, BeOS, Windows CE, General Magic, la lista delle "nuove piattaforme" fallite potrebbe andare avanti. dato che sono piattaforme, per definizione, non sono interessanti in sé senza un corredo di software che vi giri sopra. Ma, con davvero pochissime eccezioni (e sono sicuro che riceverò tonnellate di email da noioso fan di arcane e misconosciute piattaforme come Amiga o RSTS-11), nessun sviluppatore di software con un minimo di senso commerciale scriverebbe intenzionalmente software per una piattaforma con 100.000 utenti (nel momento migliore) come BeOS, quando con lo stesso sofrzo potrebbe produrre per una piattaforma con 100.000.000 di utenti, come Windows [79% del mercato a Febbraio 2013 ndNicola]. D'altra parte il fatto che qualcuno scriva ancora del software per questi sitemi stravaganti significa che il profitto non è tutto: il fervore religioso è vivo e vegeto. Buon per te, caro. Hai scritto un simpatico clone di microEmacs per il Times Sinclair 1000. Bravo. Ecco un quarto di dollaro. comprati qualcosa di buono.

Dunque. Se sei tra coloro che creano piattaforme, probabilmente avrai a che fare con quello che comunemente si chiama problema dell'uovo e della gallina. Nessuno comprerà la tua piattaforma fino a che non avrà del buon software e nessuno scriverà quel software fino a che una ampia base di utenti non avrà comprato la tua piattaforma.Una sorta di circolo vizioso, un mortale nodo gordiano.

Il problema dell'uovo e della gallina, e le sue varianti, è il più importante elemento di strategia imprenditoriale da capire. OK puoi vivere anche senza capirlo: Steve Jobs ha fondato la sua carriera sul non capire il problema dell'uovo e della gallina, due volte. Ma il resto di noi non ha a disposizione il "Campo di Distorsione della Realtà" personale che Jobs aveva; quindi dateci dentro e studiate duramente.

Lezione uno. Il problema dell'uovo e della gallina riguarda generalmente chi produce piattaforme per software, ma esiste un altro problema dell'uovo e della gallina: ogni mese milioni di carte di credito costringono le varie compagnie ad inviare per posta miliardi di estratti conto ai propri clienti. La gente scrive degli assegni, li mette in busta e le posta indietro. Le buste vengono raccolte in grandi scatoloni e inviate in paesi dove il costo del lavoro è infimo, lì vengono aperte e controllate. L'intera operazione per quanto economica possa essere, costa alle compagnie più di 1$ a conto.

Per chi usa Internet, sembra uno scherzo. "Inviatemi l'estratto conto via posta elettronica, lo pagherò online e vi costerà molto di meno".

Avreste ragione. Così molte imprese si sono lanciate in questo mercato che prende il nome di Bill Presentment, una di queste è stata Microsoft. La loro soluzione, chiamata TransPoint, era questa: un sito web che ti avrebbe mostrato il tuo conto e tu da lì potevi pagare. Così se tu facessi parte del sistema Microsoft, per pagare i tuoi estratti conto dovresti fare visita al sito di tanto in tanto e se diciamo ricevessi una decina di estratti conto al mese, non sarebbe comodissimo, ma nemmeno una gran tortura. C'è un problema: le compagnie di carte di credito che lo usano sono poche, quindi se tu ricevessi fatture anche da compagnie che non sono nel sistema le dovresti pagare in altro modo.

Il risultato? Non ne valeva la pena. Mi sorprenderei se più 10.000 persone usassero questo sistema [ora è scomparso ndNicola]. Microsoft va dalle compagnie e dice "mandate le fatture attraverso il nostro sistema" e la compagnia "OK Quanto ci costa?" Microsoft: "50 centesimi che è molto meno del dollaro che spendete adesso!" compagnia "Bene! Niente altro?" Microsoft "Oh si, ci sarebbero da pagare i costi per l'installazione del software e per la connessione sono altri 250.000 dollari!"

E siccome Microsoft ha così pochi utenti è difficile immaginare che uno spenda 250.000$ per risparmiare 0,5$ per diciamo 37 utenti! Il problema dell'uovo e della gallina è rispuntato fuori! I clienti non verranno fino a che non avrete abbastanza compagnie, le compagnie non verranno fino a che non avrete clienti! Microsoft è abbastanza grande per permettersi errori del genere, ma una startup proprio no. Cosa potete fare?

Le piattaforme software ci danno un piccolo suggerimento su come ovviare a questo problema. Se guardiamo alla storia delle piattaforme software fin da quando venne introdotto il primo PC-IBM, scopriremo qualcosa!

Molte persone pensano che il PC-IBM richiedeva espressamente il PC-DOS. Non è vero. Quando venne introdotto il primo PC-IBM potevi scegliere tra almeno tre sistemi operativi: PC-DOS, XENIX (una debole versione ad 8 bit di Unix prodotta, e non sto scherzando, da Microsoft) e una cosa chiamata UCSD P-System che era, ci crediate o no, una cosa come Java: simpatico, lento, basato sulla portabilità del bytecode, il tutto 20 anni prima di Java.

Oggi, la maggior parte delle persone non ha mai sentito nominare XENIX o UCSD. Potreste pensare che ciò sia dovuto al fatto che Microsoft ha preso il sopravvento nel mercato grazie a gigantesche mosse di marketing.  Non è così. Microsoft era molto piccola e non era niente di paragonabile a quella che conosciamo oggi. La Microsoft di allora era la Digital Research che aveva un differente sistema operativo. Allora perché PC-DOS vinse questa gara a tre?

Perché prima dei PC, l'unico reale sistema operativo che tu potevi avere era il CP/M; tutto il mercato dei computer era basato sul CP/M, anche se era molto piccolo visto che un computer poteva costare 10.000$. Erano costosi e per niente facili da usare, ma c'era chi lo aveva comprato, per utilizzarlo come elaboratore di testi, perché c'era un ottimo programma di videoscrittura chiamato "Wordstar per CP/M" e l'AppleII non poteva fare video scrittura (tanto per cominciare non aveva le minuscole).

Ora il DOS 1.0 era stato progettato con una modalità di compatibilità verso il CP/M già integrata. Non solo supportava una nuova interfaccia di programmazione che i programmatori più scafati conoscono come INT 21, ma supportava totalmente la vecchia interfaccia di programmazione di CP/M. Poteva fare girare qualunque software disegnato per CP/M. Infatti Wordstar fu portato su DOS cambiando un singolo byte nel codice (un vero programmatore potrebbe dirvi quale, io l'ho dimenticato).

E' opportuno che lo ripeta. Wordstar è stato portato su DOS cambiando un singolo byte nel codice. Lasciate maturare la notizia.

Ecco.

Avete capito?

DOS diventò popolare perché aveva del software già il primo giorno. E aveva del software perché Tim Paterson aveva pensato di includere la compatibilità verso CP/M, perché a quei tempi qualcuno era stato abbastanza furbo da ovviare al problema dell'uovo e della gallina.

Torniamo rapidamente ai nostri giorni. Nell'intera storia delle piattaforme per PC, ci sono stati due grandi cambiamenti di paradigma che hanno coinvolto tutti gli utenti: tutti sono passati a Windows 3.x e tutti sono passati a Windows 95. Solo un ristretto numero di persone ha cambiato per qualcosa d'altro. Tutto merito del piano segreto di Microsoft per la conquista del mondo? Potete anche pensarlo, ma io penso che ci sia un'altra importante ragione dietro e che ha a che fare con il problema dell'uovo e della gallina.

Tutti sono passati a Windows 3.x. La cosa importante di questa frase è il 3. Perché tutti non sono passati a Windows 1.0? Oppure 2.0? O a quelli che seguirono? Perché Microsoft aveva bisogno di 5 versioni per imbroccare quella giusta? No.

La vera ragione consiste in alcune capacità che il processore Intel 80386 aveva e che infatti era richiesto per fare girare Windows 3.0.

  • Prima capacità: I vecchi programmi DOS mostravano le cose sullo schermo scrivendo direttamente in celle di memoria che rappresentavano singole locazioni dello schermo. Era l'unico modo per fare programmi veloci tale da farli sembrare anche buoni. Windows non lo permetteva, perché operava graficamente in maniera diversa. Nei vecchi processori gli ingegneri di Microsoft non avevano altra scelta che cambiare in modalità a tutto schermo una volta che veniva mandato in esecuzione un programma DOS. Dal 80386 invece si poteva creare una memoria virtuale e un set di interrupt per notificare al sistema operativo che un programma voleva scrivere su schermo. Windows avrebbe allora provveduto a tradurre la richiesta di accesso diretto allo schermo nell'equivalente grafico.
  • Seconda capacità: i vecchi programmi DOS davano per assunto che venissero eseguiti su un singolo processore. Per questo motivo non funzionavano bene insieme. Il 80386 aveva la capacità di creare dei PC virtuali, ciascuno dei quali agiva come se fosse un completo 8086, in questo modo i vecchi programmi DOS poteva pretendere di avere un intero computer a loro disposizione anche mentre altri programmi in esecuzione pretendevano lo stesso.

Quindi Windows 3.x sui processori Intel 80386 fu la prima versione che permise di usare, in maniera convincente, più programmi DOS contemporaneamente. Ti permetteva insomma di riutilizzare il tuo vecchio software.

Windows 95? Nessun problema. Una nuova API a 32 bit, ma la totale compatibilità verso i vecchi software a 16 bit. Microsoft era ossessionata da questa compatibilità, spesero una enorme mole di tempo e denaro nel testare tutti i vecchi programmi per PC. Jon Ross, che scrisse la versione originale di SimCity per Windows 3.x, mi disse che aveva lasciato un bug nel programma che rileggeva la memoria non appena era stata liberata. Su Windows 3.x non era un problema perché la memoria non andava da nessuna parte. Nelle versioni beta di Windows 95 SimCity non funzionava. Microsoft se ne accorse e indagò fino ad accorgersi del bu, quindi aggiungese una parte di codice specifica per SimCity che monitorava l'esecuzione del gioco in questione, nel qual caso veniva usato uno specifico gestore di memoria che permettesse al gioco di funzionare nonostante fosse buggato. Questa è il genere di ossessione verso la compatibilità a ritroso che ha permesso che tutti passassimo a Windows 95.

Avrete cominciato a farvi una idea di come ovviare al problema dell'uovo e della gallina: prevedere una modalità di compatibilità a ritroso che vi fornisca enormi carichi di galline e/o di uova fin dal primo giorno, quindi sedersi e cominciare a rastrellare soldi.

Ah. Torniamo un attimo al problema delle consegne di estratti conto, ricordate? Il problema uovo-gallina è che se puoi pagare solo i tuoi conti Con Ed, non userai mai quel servizio. Come risolverlo? Microsoft non ci è riuscita. PayMyBills.com (e un'altra dozzina di startup) si. Si doveva provvedere a fornire una totale compatibilità a ritroso: se la compagnia non supportava il sistema, bastava chiedere alla compagnia di inviare la posta alla startup, qui una serie di operatori avrebbero aperto le buste e scansionato il tutto. Adesso l'utente aveva tutti i suoi conti nel sito. Visto che ogni compagnia esistente era nel sistema. Gli utenti sarebbero stati soddisfatti e sarebbero cresciuti, permettendo a PayMyBills.com di andare dalle compagnie che non lo supportavano e dire "ho 93400 tuoi utenti, perchè non risparmi 93.400$ al mese e non fai una connessione diretta con noi?"

Le imprese che falliscono nel riconoscere il problema dell'uovo e della gallina possono essere viste come imprese che tentano di bollire l'acqua degli oceani: i loro business plan prevedono che 93.000.000 utenti siano d'accordo con il loro folle schema per funzionare.

Conclusione: se sei in un mercato con un problema uovo-gallina, è meglio che tu fornisca un meccanismo di compatibilità a ritroso per risolverlo. Molte compagnie hanno affrontato e risolto questo problema, quando Transmeta ha prodotto il primo processore ha dovuto ammettere che se vuoi produrre CPU non puoi fare a meno di fare girare codice per CPU Intel e ne produsse di compatibili.

lunedì 18 marzo 2013

Where: I labirinti delle stagioni

Where (di Mike Inel - Deviantart)
Scaricalo da qui: http://www.sendspace.com/file/fndahp

Where è un gioco freeware di Mike Inel, realizzato con Dark Basic, un popolare linguaggio di programmazione 3D. Lo scopo gioco, dalla resa grafica particolarmente suggestiva, è semplice: raggiungere il palloncino al centro del labirinto. Il labirinto però è particolare, raggiungendo alcune piattaforme e premendo la barra spazio, verrete trasportati in un altra dimensione temporale e il labirinto si riconfigurerà attorno a voi, aprendovi nuovi passaggi e chiudendovene di vecchi: stara dunque al giocatore capire come muoversi non solo attraverso lo spazio, ma anche tra le dimensioni temporali per raggiungere il centro del labirinto. Disponibile solo per Windows, richiede Direct X 9.

domenica 17 marzo 2013

La musica classica è per tutti



Benjamin Zander, direttore della Filarmonica di Boston,  ha due passioni estremamente contagiose: la musica classica e aiutare chiunque incontri a capire che ne è innamorato anche se non lo sapeva, questo lo porta a dire che tutti noi dovremmo amare le nuove possibilità, le nuove esperienze e le nuove connessioni.
Probabilmente molti di voi conoscono la storia dei due uomini d'affari che andarono laggiù in Africa nel 1900. Erano stati mandati là per vedere se c'erano possibilità per il mercato delle scarpe. Entrambi mandarono dei telegrammi a Manchester. Uno di loro scrisse: "Situazione disperata. Stop. Nessuno ha le scarpe." E l'altro: "Occasione unica. Nessuno ancora porta le scarpe!" (Risate)
C'è una situazione simile nel mondo della musica classica, perché alcune persone pensano che la musica classica stia morendo. E alcuni di noi che pensano che il meglio deve ancora venire. Piuttosto che mostrarvi statistiche e grafici e dirvi tutto sulle orchestre che si stanno sciogliendo, e sulle case discografiche che stanno chiudendo, ho pensato di fare un esperimento stasera -- un esperimento. In verità, non è un vero esperimento perché io già conosco il risultato.
Ma è proprio come un esperimento. Ora, prima di -- (Risate) --- prima di iniziare, devo fare due cose. Primo, voglio ricordarvi come suona il piano un ragazzino di sette anni. Forse ce l'avete in casa. Suona più o meno così. (Piano) Vedo che qualcuno di voi riconosce questo ragazzino. Se si esercita per un anno e prende lezioni, ora ha otto anni e suona così. (Piano) Suona per un altro anno e prende lezioni, ora ha nove anni. (Piano) E per un altro anno, e prende lezioni. Ora ha dieci anni. (Piano) Solitamente a questo punto mollano. (Risate) (Applausi) Ora, se aveste aspettato un altro anno, avreste sentito questo: (Piano)
Ora, quello che è successo non è ciò che forse avete in mente, sarebbe a dire che tutto a un tratto si è appassionato, diventando dedito, coinvolto, che ha cambiato insegnante, raggiunto la pubertà, o chissà cosa. Quello che è successo veramente è che gli accenti si sono ridotti. Vedete, la prima volta suonava con un accento su ogni nota. (Piano) Ed il secondo una ogni due note. (Piano) Potete vederlo guardano la mia testa. (Risate) Il ragazzino di nove una ogni quattro note. (Piano) E il ragazzino di dieci una ogni otto note. (Piano) E il ragazzino di 11 anni, un accento sull'intera frase. (Piano)
Lo so -- non so come siamo finiti in questa posizione. (Risate) Non ho deciso che avrei alzato la mia spalla o mosso il mio corpo. No, la musica mi ha spinto, e questo è il motivo per cui lo chiamo suonare su una chiappa. (Piano) Può essere l'altra chiappa. (Piano) Una volta, c'era questo signore ad una presentazione che stavo facendo mentre lavoravo con un giovane pianista. Era il presidente di una azienda in Ohio. E io stavo lavorando con questo giovane pianista e ho detto, "Il tuo problema è che sei un pianista a due chiappe. Dovresti essere un pianista a una chiappa." E l'ho spinto in quella posizione mentre stava suonando. E all'improvviso la musica è decollata. Ha preso il volo. C'è stato un sussulto nel pubblico quando ha sentito la differenza. E poi ho ricevuto una lettera da questo signore. Diceva, "Ero così commosso che son tornato e ho trasformato tutta la mia azienda in una azienda a una chiappa." (Risate)
Allora, l'altra cosa che volevo fare è dirvi qualcosa su voi stessi. Penso ci sono 1600 persone qui. La mia stima è che probabilmente 45 di voi sono dei veri appassionati di musica classica. Voi adorate la musica classica. La vostra radio è sempre su quella stazione di classica. Avete dei CD nella vostra macchina e andate a sentire l'orchestra. I vostri figli suonano qualche strumento. Non potete nemmeno immaginare la vostra vita senza musica classica. Questo è il primo gruppo, è un gruppo abbastanza piccolo. Poi c'è un altro gruppo, più grande. Queste sono le persone a cui la musica classica non dispiace. (Risate) Voglio dire, dopo una lunga giornata di lavoro arrivate a casa e vi versate un bicchiere di vino, piedi all'insù. Un pò di Vivaldi in sottofondo non può certo far male. (Risate) Questo è il secondo gruppo. Ora, è il turno del terzo gruppo. Queste sono le persone che non ascoltano mai musica classica. Semplicemente non fa parte della vostra vita. Magari vi capita di sentirla all'aeroporto come fosse fumo passivo, ma ... (Risate) ... e magari un po' di della marcia dall'Aida quando passate per la reception. Altrimenti non la ascoltate mai. Probabilmente questo è il gruppo più grosso di tutti.
E infine c'è un gruppetto molto piccolo. Queste persone pensano di non avere orecchio musicale. Un numero impressionante di persone pensa di non avere orecchio musicale. In verità, spesso sento dire "Mio marito non ha orecchio". (Risate) Di fatto, non si può non avere orecchio. Senza orecchio musicale, non si possono cambiare le marce in macchina. Non si possono distinguere un texano da un romano. E il telefono. Il telefono. Se vostra madre chiama al misero telefono, chiama e dice "Pronto," non solo voi sapete chi è, ma anche di che umore è. Avete un orecchio fantastico. Tutti hanno un orecchio fantastico. Nessuno è senza orecchio musicale.
Vi svelo una cosa. Non funziona se continuo con questa solfa, con un divario così ampio tra quelli che capiscono, amano e sono appassionati di musica classica, e quelli che non hanno alcun rapporto con essa. Le persone senza orecchio, quelle non sono più qui. Ma anche tra le altre tre categorie, il divario è troppo ampio. Quindi resterò qui finché ogni singola persona in questa stanza, da basso ed in Aspen, e tutti quelli che stanno guardando, saranno arrivati ad amare e capire la musica classica. Questo è quello che faremo.
Avrete notato che non ho il minimo dubbio che questo funzionerà se guardate il mio volto, giusto? E' una delle caratteristiche di un leader quella di non dubitare per un momento delle capacità di coloro che sta guidando alla realizzazione del suo sogno, qualunque esso sia. Immaginate se Martin Luther King avesse detto, "Ho un sogno. Ma non sono sicuro se saranno all'altezza." (Risate)
Fryderyk Chopin (Wikimedia)
Ok. Ora suonerò un pezzo di Chopin. Questo è un bellissimo preludio di Chopin. Qualcuno di voi lo riconoscerà. (Musica) Sapete cosa penso sia successo qui? Quando ho iniziato, avete pensato, "Che bella musica." (Musica) "Secondo me non dovremmo andare nello stesso posto per le vacanze estive l'anno prossimo. (Risate) E' strano, non credete? E' strano come questi pensieri si insinuino nella vostra testa. E ovviamente -- (Applausi) -- e ovviamente, se il pezzo è lungo e avete avuto una giornata lunga, potreste addirittura appisolarvi. Il vostro compagno allora vi da una gomitata dicendo, "Sveglia! E' cultura!", e voi vi sentite pure peggio.
Ma avete mai pensato che il motivo per cui la musica classica vi fa addormentare non dipende da voi, ma da noi? Nessuno ha pensato mentre suonavo, "Perchè sta usando così tanti accenti?" Se avessi mosso la testa l'avreste pensato sicuramente. (Musica) E per il resto della vostra vita, ogni volta che sentirete della musica classica sarete sempre in grado di riconoscere questi accenti.
Allora, vediamo come funziona veramente questa faccenda. Abbiamo un SI. Questo è un SI. La nota successiva è un DO. E il ruolo del DO è di rendere il SI triste. E ci riesce, vero? (Risate) I compositori lo sanno e se vogliono della musica triste suonano queste due note. (Musica) In sostanza è solo un SI con quattro tristi. (Risate) E poi, scende sul LA. Poi SOL e infine FA. Quindi, abbiamo SI, LA, SOL, FA. E se abbiamo SI, LA, SOL, FA, cosa ci aspettiamo? Oh, questo sarebbe stato un colpo di fortuna. Proviamo di nuovo. Ooh, il coro del TED. (Risate) Avete visto che tutti hanno orecchio, vero? Tutti. Tutti i villaggi del Bangladesh ed ogni casolare in Cina. Tutti lo sanno pa, pa, pa, pa -- pa. Tutti si aspettano quel MI.
Amleto (Wikimedia)
Ma Chopin non ha voluto raggiungere il MI qui, perché cosa sarebbe successo? Sarebbe finita, come l'Amleto. Vi ricordate l'Amleto? Primo atto, nella terza scena scopre che lo zio ha ucciso suo padre. Se vi ricordate, continua ad affrontare lo zio e quasi lo uccide. Ma non lo fa, e poi lo affronta di nuovo e quasi lo uccide. E i critici, che stanno tutti seduti nelle file dietro, hanno la loro opinione e dicono che "Amleto è un indeciso." (Risate) Oppure "Amleto ha un complesso di Edipo." No, è perché altrimenti la tragedia sarebbe finita, sciocchi! Ecco perché Shakespeare ci mette tutta quella roba nell'Amleto: Ofelia che impazzisce, la tragedia nella tragedia, il teschio di Yorick e i dissacratori di tombe. E' per prender tempo fino al quinto atto quando lo uccide.
Lo stesso succede con Chopin. Sta per raggiungere il MI, e dice, "Ops, meglio tornare indietro e rifare daccapo." E così lo rifà. E poi si esalta -- quella è esaltazione, non dovete preoccuparvi di questa parte. Ora arriva al FA diesis e finalmente scende sul MI, ma è la nota sbagliata. Perché la nota che sta cercando è questa, e invece suona ... che noi chiamiamo cadenza ingannevole perché ci inganna. Dico sempre ai miei studenti, "Quando c'è una cadenza ingannevole assicurati di inarcare le sopracciglia e tutti lo sapranno." (Risate) (Applausi) Ok. Allora suona un MI, ma è quello sbagliato. Poi prova un altro MI, ma di nuovo non funziona. Ed ancora un altro MI, ma non funziona. Ed ancora un altro MI, ma non funziona. E finalmente ... Un signore in prima fila si è lasciato andare un "Mmm." E' la stessa cosa che fa quando arriva a casa dopo una lunga giornata, spegne la macchina e dice, "Aah, sono a casa." Perché tutti sanno dove è casa.
Questo è un pezzo che và lontano da casa. E ora lo suonerò tutto e voi seguirete SI, DO, SI, DO, SI, DO, SI -- giù sino al LA, poi SOL e poi FA. Arriva quasi al MI, ma così finirebbe la tragedia. Quindi sale su fino al SI. E si entusiasma. Và al FA diesis, arriva al MI. Ma è la nota sbagliata. E' la nota sbagliata. E' la nota sbagliata. E infine arriva al MI, ed è a casa. E tutto ciò che vedrete è me suonare su una chiappa. (Risate) Perché affinché io riesca a congiungere il SI al MI, devo smettere di pensare ad ogni singola nota e pensare alla lunga, lunga linea dal SI al MI.
Nelson Mandela (Wikimedia)
Sapete, sono stato da poco in Sud Africa, e non si può andare in Sud Africa senza pensare a Mandela prigioniero per 27 anni. A che stava pensando? Il pranzo? No, pensava al suo sogno per il Sud Africa e per tutti gli uomini. Questo è ciò che l'ha tenuto --- questo ha a che fare con un sogno; con la lunga linea. Come un uccello che vola sopra i campi e non gli importa delle recinzioni, ok? Ora seguirete la linea dal SI al MI. Ho un ultima richiesta prima di suonare questo pezzo per intero. Pensereste a qualcuno che adorate, che non è più qui? Una nonna cara, un amore; qualcuno che è parte della vostra vita e amate con tutto il cuore, ma che non è più con voi. Riempite i vostri pensieri di questa persona, e allo stesso tempo seguite la linea dal SI al MI, e sentirete tutto quello Chopin ha da dire. (Musica) (Applausi)
Probabilmente vi state chiedendo, vi state chiedendo perché sto applaudendo. Bene, a questa scuola di Boston con circa 70 ragazzini di seconda media dodicenni, ho fatto esattamente quello che ho fatto con voi, ho raccontato e spiegato e tutto quanto. E alla fine applaudivano come pazzi. Io applaudivo. Loro applaudivano. Alla fine dissi, "Perché sto applaudendo?" E uno dei ragazzini rispose, "Perché stavamo ascoltando." (Risate) Pensateci. 1.600 persone, persone impegnate, coinvolte in ogni sorta di cose diverse. Che ascoltano, capiscono e si commuovono ascoltando Chopin. Questo sì che è qualcosa. Ora, posso essere convinto che tutti hanno seguito, capito e si sono commossi? Ovviamente no. Ma vi dico una cosa che mi è successa.
Ero in Irlanda durante i disordini di 10 anni fa, e stavo lavorando con dei ragazzi Cattolici e Protestanti alla soluzione dei conflitti. E ho fatto lo stesso con loro. Rischioso, visto che erano ragazzi di strada. Uno di loro è venuto da me il mattino dopo e mi ha detto, "Sai, non ho mai ascoltato la musica classica in tutta la mia vita, ma quando hai suonato quel pezzo di shopping ..." (Risate) Ha detto, "Mio fratello è stato ucciso l'anno scorso e non ho pianto. Ma l'altra sera quando hai suonato questo pezzo, era lui a cui stavo pensando. E ho sentito le lacrime scorrere sul mio viso. E sai, mi son sentito bene a piangere per mio fratello." Così ho deciso, in quel momento, che la musica classica è per tutti. Tutti.
Ora, come camminereste -- perché sapete, la mia professione, quella della musica, non la vede così. Dicono che al 3 percento della popolazione piace la musica classica. Arrivare al 4 percento risolverebbe tutti i nostri problemi. Dico, "Come camminereste? Come parlereste? Come vi sentireste se pensaste che il 3 percento della popolazione ama la musica classica? Se potessimo arrivare al 4 percento. Come camminereste? Come parlereste? Come vi sentireste se pensaste che tutti amano la musica classica -- Nessuno ancora lo ha scoperto!" (Risate) Vedete, questi sono mondi totalmente differenti.
Ho avuto un esperienza incredibile quando avevo 45 anni. Dopo aver diretto per 20 anni, ho realizzato all'improvviso: il direttore di un'orchestra non fa alcun suono. La mia foto è sulla copertina dei CD -- (Risate) -- ma il direttore non fa alcun suono. E' davvero capace se sa esaltare la capacità degli altri. E questo ha cambiato tutto per me. Ha cambiato la mia vita. I musicisti nella mia orchestra venivano a chiedermi "Ben, cosa è successo?" Questo è quello che è successo. Ho realizzato che il mio lavoro è di ispirare altre persone. E ovviamente, volevo sapere se lo stavo facendo davvero. E sapete come lo si scopre? Guardateli negli occhi. Se i loro occhi brillano, saprete che ci siete riusciti. Si potrebbe illuminare un villaggio con questi occhi. (Risate) Esatto. Se i loro occhi brillano, saprete che ci siete riusciti. Se gli occhi non brillano, dovete porvi una domanda. E questa è la domanda: Come mi sto comportando, se gli occhi dei miei musicisti non brillano? Possiamo farlo anche con i nostri bambini. Come mi sto comportando, se i loro occhi non brillano? E' un mondo completamente diverso.
Stiamo per terminare questo ritiro, magico, di una settimana in montagna per ritornare al mondo reale. E penso sia il momento buono di chiederci: come mi comporterò al mio rientro nel mondo? Sapete, ho una definizione di successo. E' molto semplice. Non riguarda la ricchezza, la fama e il potere. Dipende da quanti occhi che brillano ho attorno.
Cancello d'ingresso di Auschwitz (Wikimedia)
 Ho un ultimo pensiero, che è che quello che diciamo fa davvero la differenza. Le parole che escono dalle nostre labbra. Ho imparato questo da una superstite di Auschwitz, una dei pochi sopravvissuti. Arrivò ad Auschwitz quando aveva 15 anni e suo fratello ne aveva otto, i genitori dispersi. E mi disse, mi disse, "Eravamo sul treno per Auschwitz e ho notato che mio fratello non aveva le scarpe. E dissi, "Sei così stupido, non riesci nemmeno a non perdere le tue cose perdio?" -- nel modo in cui una sorella più grande si rivolge ad un fratello minore. Purtroppo, è stata l'ultima cosa che gli ha detto perché non l'ha mai più rivisto. Lui non si salvò. Così quando uscì da Auschwitz, fece una promessa. Mi disse, "Uscendo da Auschwitz verso un nuovo inizio feci una promessa. Che non avrei mai più detto nulla che non potesse essere l'ultima di tutta la mia vita." Possiamo fare lo stesso? No. Faremo dei torti a noi e agli altri. Ma è una magnifica possibilità. Grazie. (Applausi) Occhi che brillano, occhi che brillano. Grazie, grazie. (Musica)

sabato 16 marzo 2013

Pianeti di metallo

da Devour (di Christopher Jonassen)
Sito web dell'artista: http://www.christopherjonassen.com/8369/projects

Christopher Jonassen, ha da anni cominciato un percorso creativo che lo vede fotografare oggetti di uso quotidiano, legati ad azioni comuni...

venerdì 15 marzo 2013

AdSense e il Responsive Web Design

Responsive Web Design (Wikimedia)
Articolo originale: How to use Google AdSense Ads on Responsive Websites

Ormai che gli smartphone e i tablet stanno prendendo sempre più piede il responsive web design, cioè un tipo di layout che si adatti automaticamente al tipo di terminale con cui l'utente naviga, sta diventando una necessità (è caldamente consigliato anche da Google). Nel post segnalato si fa riferimento a come inserire facilmente Google AdSense in questo tipo di siti: purtroppo i banner non si adattano automaticamente  ma con un piccolo codice javascript, simile a quello visto per i test a/b, saremo in grado di inserire il banner adatto in funzione della larghezza della finestra del browser:


<script type="text/javascript">

    var width = window.innerWidth 
        || document.documentElement.clientWidth 
        || document.body.clientWidth;

    google_ad_client = "ca-publisher-id";

    if (width > 800) {
    // Load the Leaderboard 728x90 Unit for wide screen
    google_ad_slot = "ad-unit-1"; 
    google_ad_width = 728; 
    google_ad_height = 90;
    } else if ((width < 800) && (width > 400)) { 
    // Load the 300x250 Medium Rectangle 
    google_ad_slot = "ad-unit-2"; 
    google_ad_width = 300; 
    google_ad_height = 250;
    } else { 
    // For small screens, load the 468x60 banner 
    google_ad_slot = "ad-unit-3"; 
    google_ad_width = 468; 
    google_ad_height = 60;
    }

</script>

<script type="text/javascript"
    src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">
</script>

il trucco sta nell'uso della variabile window.innerWidth che tiene traccia della dimensione della finestra video; il codice tiene conto anche di vecchie versioni di IE che non usano quella variabile. Il codice è stato approvato dal team Google.

giovedì 14 marzo 2013

Startup, comunicazione e la lezione di Harold Lasswell

Harold D. Lasswell on Political Sociology (da Google libri)

Articolo originale: L’uso dei social media da parte delle startup: un aiuto dagli anni ’40

Sapete chi era Harold Lasswell? Era un politologo ed esperto di teoria della comunicazione americano; noto per la sua definizione di che cosa è comunicazione:
"Chi dice cosa a chi attraverso quale canale con quale effetto"
Che centra Lasswell con le moderne startup? Davide Bennato, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Sociologia dei media digitali presso l'Università di Catania, ha presentato un intervento dal titolo “Social media e startup”, in cui ha illustrato l’utilizzo di un modello che può aiutare le startup a organizzare e pianificare al meglio le strategie di comunicazione utilizzando proprio il modello di Lasswell che qui riporto

da Tecnoetica.it il blog di Davide Bennato
Nel post sopra indicato trovate la descrizione e le slide dell'intervento condivise su Slideshare
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