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giovedì 7 marzo 2013

La crisi del giornalismo

Old News (di Doug Wheller - Flickr)

Nel precedente articolo sulle idee per nuove startup, si è fatto riferimento alla difficile situazione in cui versano i giornali. Le notizie di questi mesi: il caso Sallusti e la denuncia per diffamazione, il difficile rapporto tra il M5S di Beppe Grillo e i giornalisti culminato nella nota rincorsa sulla spiaggia, sono segnali che rendono evidente quanto la situazione si stia facendo difficile. Penso che tutto ciò meriti una serie di post di approfondimento, cominciando da questa bella analisi di Cesare Martinetti pubblicata sulla stampa, durante la vicenda Sallusti e sul dibattito sulla diffamazione a mezzo stampa che ne scaturì e rivolta principalmente a colleghi giornalisti. Mi preme evidenziare alcuni passi:
Il dibattito e la legge nascono dal caso Sallusti, il direttore de «il Giornale» condannato a 14 mesi di carcere per la diffamazione di un giudice. Lo diciamo senza equivoci: il carcere è una misura sbagliata e va cancellata dall’ordinamento. Sallusti, poi, è chiaramente vittima di un accanimento ad personam. Ciò detto, però, dato che la sua condanna è dovuta a diffamazione, non ad un’opinione, perché lui e il suo giornale non hanno mai rettificato una notizia falsa? Ci voleva tanto? Correggere un errore è segno di onestà, non di debolezza. Una stampa credibile è una stampa che non fa sconti a nessuno, nemmeno a se stessa. L’autorevolezza non deriva dalla furbizia dei titoli con cui si fa il giornale, ma con la qualità di quel che c’è scritto dentro, la libertà e l’indipendenza delle opinioni, la trasparenza delle proprietà, la capacità di leggere i fenomeni sociali, di interpretare la domanda di informazione dei propri lettori. [...] Certo, i giornali non ideologici sono strumenti di informazione, per natura problematici e pluralisti, non smuovono le masse. Ma l’impressione è che i cittadini vivano tutto questo come lo scontro tra due caste, l’una assediata dall'antipolitica (rappresentata simbolicamente dalle percentuali di Grillo in ascesa costante nei sondaggi) che cerca di rivalersi sulla seconda a cui attribuisce tutta la colpa della sua caduta. [...] Andate a leggere un po’ di blog sparsi, fate un tuffo nel «giornalismo cittadino» della nuova web-era. I giornalisti sono spesso considerati lecchini e carrieristi, non «cani da guardia», bensì cani «da compagnia e spesso da riporto», per l’appunto una casta accanto alla casta.
L'articolo metteva in evidenza la crescente disaffezione tra i lettori e i giornali; disaffezione resa più evidente, se mai ce ne fosse bisogno, dai tweet regolarmente inviati ai direttori di giornali per festeggiare il promesso taglio dei finanziamenti pubblici ai giornali da parte di Grillo o peggio ancora i licenziamenti a cui molte realtà editoriali (stampa o televisione  vanno incontro in questo periodo di crisi economica. Sono personalmente convinto che una comunità non possa prescindere da una informazione di qualità e che l'informazione di qualità non possa essere gratuita o sottopagata: possono le nuove tecnologie che di fatto stanno uccidendo i giornali stampati, salvare il giornalismo?

Ne parleremo ancora.
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